giovedì 26 novembre 2009


Esce il primo numero

SOMMARIO:
- Il pacchetto sicurezza nel Saronnese
- In Brianza tra ronde e razzismo
- A un anno dall'assassinio di Said
- Il 14 giugno 2008, a Varese, Beppe Uva è stato assassinato
- Certezza della pena
- Genova 2001. Ma quale giustizia? Ma quale verità?
- Arrestato e picchiato perchè straniero

Per leggere, stampare, diffondere La Provincia-lotta qui.

Per contatti: provincia-lotta@inventati.org
OLTRE LA METROPOLI

Provincia di Varese. Un territorio che trasuda razzismo, sfruttamento, inquinamento, speculazione edilizia e cementificazione, controllo sociale, militarizzazione.
Un territorio per alcuni caratteri molto simile a quello delle vicine province di Como, Novara, Monza e Brianza, così come al cosiddetto Alto Milanese: per questo le questioni di cui tratteremo, attraverso queste pagine, non faranno riferimento alla provincia come ente amministrativo. Piuttosto ad un territorio che sentiamo essere oltre la metropoli milanese, ma che di quest'ultima regge alcuni tentacoli infrastrutturali come i poli fieristici, l'aeroporto della Malpensa, l'autostrada Pedemontana di prossima realizzazione, i magazzini delle grandi catene di distribuzione.

Un territorio da cui ogni mattina partono i furgoni dei lavoratori immigrati, arruolati in nero e alla giornata dai caporali davanti alle stazioni. Lavoratori immigrati come Said, ucciso a Gerenzano perché pretendeva il pagamento dello stipendio di suo fratello, o Ion Cazacu che chiedeva di essere assunto in regola dal padrone che invece lo ha ucciso dandogli fuoco.
Un territorio da cui vengono esportati in tutto il mondo aerei ed elicotteri da guerra e da cui partono aerei carichi di deportati colpevoli di non avere le carte in regola, così come partono quelli carichi di soldati della NATO, di stanza nella base di Solbiate Olona.
Un territorio che forma giovani ricercatori laureati in biotecnologie all'Università, arruolati dai centri di ricerca come l'Insubria Biopark, situato in zona limitrofa alle sedi di importanti multinazionali chimiche e farmaceutiche.
Un territorio dove una sera sei libero e sano a scherzare con gli amici, poi incontri i Carabinieri e il reparto di Psichiatria di Varese e dopo poche ore sei morto (Beppe Uva, 14/06/08). Se invece abiti a Como puoi sempre incontrare qualche agente del Nucleo Anti Writers della Polizia Locale che giocando a fare il pistolero ti fa un buco in testa da parte a parte perché magari sei passato col rosso, come successo a Rumesh, la cui vita è stata rovinata dalle deliranti politiche securitarie della giunta comunale.

Queste pagine tratteranno di tutto questo e di tutto ciò che vi si oppone. Per creare spazi di libertà, lotta e resistenza attraverso percorsi di autorganizzazione e autogestione.

Cariche della polizia a Milano


dal sito Macerie



Cariche della polizia nel pieno centro di Milano. Cariche determinate e violente, in mezzo ai passanti che affollano il piazzale della stazione Cadorna. Perché? Per sequestrare ad un gruppo di manifestanti lo striscione che vedete qui accanto. Se questo striscione è stato difeso ed è ancora libero, la polizia è riuscita a catturarne un altro, un po’ più sintetico e più piccolo, insieme ad un megafono. Insomma è vietato scrivere in grande e dire ad alta voce che i Cie sono dei luoghi di tortura per tutti i reclusi, e che se i reclusi sono donne tortura vuole dire anche abusi sessuali da parte dei guardiani. Ed è vietato, anzi, vietatissimo, farlo durante la “giornata internazionale contro la violenza sulle donne”.

>>>> continua qui anche con materiale audio

mercoledì 18 novembre 2009

non è "un caso"


Quello di Stefano Cucchi non è "un caso"

lunedì 2 novembre 2009

martedì 27 ottobre 2009

giovedì 5 novembre 2009 - ore 21 - ASSEMBLEA PUBBLICA in solidarietà con i 10 compagni condannati per i fatti del G8 di Genova

giovedì 5 novembre 2009 - ore 21 - ASSEMBLEA PUBBLICA
in solidarietà con i 10 compagni condannati per i fatti del G8 di Genova
(sarà presente l'avvocato Mirko Mazzali del collegio di difesa)
presso il KINESIS autogestito
via Carducci 3 TRADATE - tel/fax 0331 811 662 – kinesis.tradate@gmail.com

G8 GENOVA 2001: MA QUALE GIUSTIZIA? MA QUALE VERITÀ?
Il 9 ottobre scorso è stata emessa la sentenza al processo d'appello a carico di 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio durante le manifestazioni contro il G8 di Genova del 2001, in cui migliaia di persone presero di mira i simboli del capitalismo, come le banche, e si difesero con determinazione dalle brutali cariche delle forze di polizia.
Condannate con pene molto pesanti (pene aumentate rispetto al processo di primo grado, fino a 15 anni di reclusione, per complessivi 98 anni
e sei mesi di reclusione) dieci persone accusate di reati contro le cose, e non di omicidio.

Tale sentenza ribadisce una verità fondamentale della società capitalista: la vetrina di una banca vale più di una vita umana.

La giustizia di Stato a cui molti (ingenui, illusi o in malafede) si sono appellati per chiedere verità sui fatti di Genova è la stessa che ha assolto i vertici della polizia che avevano ordinato la mattanza dei manifestanti nelle strade, il massacro della scuola Diaz, le torture di Bolzaneto, e che ha condannato a pene lievi (che non sconteranno) alcuni degli esecutori materiali di quegli ordini; quella stessa giustizia che ha definito “legittima difesa” l'esecuzione di Carlo Giuliani.

E non poteva essere altrimenti. Non c'è nulla da meravigliarsi o da scandalizzarsi. Lo Stato non punisce mai i suoi fedeli servitori, anzi
li promuove (come è successo a molti dei responsabili della feroce repressione al G8 di Genova).

Nonostante le stragi di Stato, gli omicidi nelle strade e nelle carceri (ricordiamo in questi ultimi anni, oltre a Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Marcello Lonzi, Aldo Bianzino e tanti altri), la repressione violenta dei movimenti popolari in difesa della salute e dell'ambiente (ad esempio in Val Susa e in Campania), ancora molti fra gli sfruttati e gli oppressi delegano alla magistratura e alle istituzioni democratiche la difesa dei propri interessi e della libertà.

Ma lo Stato democratico, con le sue istituzioni e i suoi apparati, non ha altra funzione che difendere gli interessi e la libertà delle classi dominanti proprietarie dei mezzi di produzione e di riproduzione (finanza, mass-media, nuove tecnologie, grande distribuzione) attraverso l'uso monopolistico della violenza contro chiunque osi alzare la testa o dia comunque fastidio per la sua sola esistenza (oggi gli immigrati o gli anarchici, domani i lavoratori licenziati o precari o le popolazioni che si opporranno alle nuove
centrali nucleari).

E noi che facciamo? Aspettiamo che la magistratura fermi la costruzione delle “grandi opere” nocive, che chiuda i lager per immigrati (C.I.E.), che condanni i responsabili delle morti sul lavoro o i criminali delle guerre “umanitarie”?
Noi non abbiamo magistrati per cui tifare né vogliamo galere per nessuno.
LA LIBERTÀ NON SI SENTENZIA, SI CONQUISTA!

venerdì 18 settembre 2009



leggiamo su ogo e con piacere diffondiamo:




18 settembre 2009: NONOSTANTE L'AUTUNNO LE VESPE CONTINUANO A PUNGERE!!!

Aperitivo d'inaugurazione del nuovo spazio autogestito per donne "LE VESPE" presso "IL POSTO" di Via Bramantino

Dalle 19 in poi ci sarà da bere e da mangiare per tutte e tutti!

Per l'occasione: diffusione a sorpresa di introvabili numeri di "nonostante milano" e foto di gruppo dietro la consolle di radiocane!

In solidarietà con i/le ribelli del Cie di Via Corelli attualmente in carcere per essersi ribellate/i contro i lager di stato

In via Bramantino angolo via De Predis (le insegne nere), zona Prealpi (tram 12, 1; autobus 90/91; passante villapizzone)

LE VESPE – SPAZIO AUTOGESTITO PER DONNE

Ciò che puoi trovare da subito:

* Informazioni, assistenza e indirizzamento alle strutture per richieste di interruzione di gravidanza.

* Informazioni e indirizzamento ai consultori pubblici milanesi e alle strutture ospedaliere a cui rivolgersi per problemi ginecologici, gravidanza, parto, menopausa.

* Informazioni e indirizzamento alle strutture contro la violenza maschile sulle donne.

* Una piccola biblioteca.

* Per segnalare abusi riguardo alla richiesta di IVG o di pillola del giorno dopo, o sulla presenza di medici obbiettori di coscienza in consultori o ospedali.

* Per segnalare chi denuncia chi non ha il permesso di soggiorno.

APERTO OGNI VENERDì MATTINA DALLE 10.30 ALLE 12.30

NOI NON DENUNCIAMO CHI NON HA IL PERMESSO DI SOGGIORNO

Le mura dello spazio dovranno essere attraversate, dovranno rappresentare un passaggio per le nostre parole, idee, azioni, che una volta fuori diventeranno sovversive, espressione dell’autonomia delle donne, la quale scardina la logica della delega, sovverte l'ordine costituito e le complicità su cui si regge!

Oggi, la donna, nell'ordine sociale, è ridotta a oggetto di pulsioni, contemplata per il corpo-feticcio che incarna, uno specchio nel quale viene riflessa un'immagine. La donna oggi non ha valore, non ha voce e dunque, in sé, non ha esigenze, il potere le propone un modello unico di riuscita e di comportamento.

Le donne, nella storia, hanno sempre avuto dei luoghi a loro consacrati. Luoghi che, ben inteso, venivano concessi da un sistema per destinarle a una chiara collocazione nella società. Che fosse il focolare, la cucina dei padroni, la parrucchiera o il salotto, le donne hanno sempre avuto un luogo nel quale trovarsi sole, difeso dalle orecchie altrui, nel quale confrontarsi, aprirsi, tramare.

Le parole delle donne sono state spesso considerate vanesie, conformi alla loro natura, ma in realtà sono parole ricercate, di confronto tra il sé e l'altra, dalle quali sorgono scelte di vita, atteggiamenti, orientamenti.

Parole fortemente difese da quelle orecchie altrui che non possono capire e non vogliono ascoltare.

Oggi, le parole delle donne vengono pronunciate all'interno di questi spazi in solitudine. Le parole, senza possibilità di scambio, rimangono mute, perdono consistenza, si scontrano con una realtà che apparentemente non lascia più spiragli d'azione.

Ancora più che nel passato, le parole delle donne rimangono immobili, ma nascondono dietro la facciata la volontà di resistenza.

Sentiamo il bisogno che queste parole abbiano respiro, diventino voci consapevoli della loro forza d'azione. Il confronto che le donne hanno sempre avuto vogliamo che diventi quotidiano, ricercato e difeso perché spazio di libertà.

Le mura dello spazio dovranno essere attraversate, dovranno rappresentare un passaggio per le nostre parole, idee, azioni, che una volta fuori troveranno valore, consapevolezza, respiro, complicità; realizzando uno spostamento, anche seppur minimo, nella vita di ognuna.

Spostamento che, quando avviene, si fa sovversivo,espressione dell'autonomia delle donne, scardina la logica della delega, sovverte l'ordine costituito e le relazioni di potere su cui si regge!