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lunedì 16 febbraio 2009

RIOCCUPATO IL COX18

cox18.noblogs.org >>

Altroché San Valentino
Il nostro cuore batte per Cox 18!

Alle ore 20.00 di oggi, venerdì 13 gennaio, dopo le contraddittorie ragioni che il Comune di Milano ha espresso stamattina in un’aula del Palazzo di Giustizia, 200 compagni sono rientrati nel centro sociale COX 18 riprendendosi ciò che gli era dovuto.


Attualmente solo la libreria Calusca e l’archivio Primo Moroni rimangono sigillati, decisione presa per salvaguardare il grande valore culturale lì dentro racchiuso, nei suoi volumi e nei rarissimi materiali che sono la nostra memoria storica e quella dei movimenti, del quartiere Ticinese e di tutta la città.
L’odierna udienza davanti al giudice civile sul ricorso contro lo sgombero illegale del 22 Gennaio non ha portato ad alcuna conclusione. Il giudice si è riservato di decidere nei prossimi giorni.
Il Comune ha dichiarato tramite i suoi avvocati che non ha nulla a che fare con la decisione dello sgombero, scaricando ogni responsabilità su Prefettura e Questura. Una posizione comprensibile, perché una responsabilità accertata da parte del Comune comprometterebbe seriamente la sua posizione processuale.
Ma basterebbe ricordare l’intervista rilasciata dal Prefetto Lombardi al quotidiano "il Giornale" il 28 gennaio scorso, in cui affermava senza mezzi termini che “il Comune ha chiesto alla Questura di intervenire”, aggiungendo che “la Questura, quando riceve una richiesta del genere, soprattutto da un ente pubblico, deve garantire una tutela immediata.” Tali dichiarazioni non sono state mai smentite.
Ma c’è un altro fatto che dovrebbe far sorgere dei seri dubbi rispetto alla fantasiosa ricostruzione rilasciata dal Comune. Infatti, il pomeriggio del 21 Gennaio, il vicesindaco De Corato, nonché deputato a Roma, aveva rivolto al Ministero degli Interni un’interrogazione, in cui chiedeva di accelerare gli sgomberi dei centri sociali. Alcune ore più tardi la polizia sgomberava senza uno straccio di carta che lo autorizzasse il centro sociale Cox 18.
Qualcuno si deve assumere la responsabilità di dirci perché il 22 gennaio abbiamo dovuto subire uno sgombero completamente illegale, considerando il fatto che la vertenza sull’usucapione è ancora in corso.
Intanto ci siamo ripresi ciò che ci aspettava, la lotta d’ora in avanti la condurremo all’interno di Cox 18, dove batte più forte il nostro cuore...


Altroché San Valentino.

LA TERRA TREMA IL CIEL SI OSCURA – CONCHETTA 18 NON HA PAURA!!


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28 FEBBRAIO 2009 - MILANO - MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LE LOGICHE SECURITARIE . PER L'AUTOGESTIONE E GLI SPAZI SOCIALI


Le mani moleste della Proprietà e del Controllo sono in grande attività:

Trasformano la salute in un affare per imprenditori
Ci raccontano che la migliore cura è l'espulsione
Cancellano l'edilizia popolare e trasformano in merce i bisogni
Negano i diritti, la solidarietà

Per salvaguardare i loro loschi affari ingabbiano la cultura, cacciano le persone, cancellano la storia

In città ridotte a macchine per fare soldi, vogliamo liberare spazi, luoghi in cui stare e tempi da attraversare

Con la forza dei nostri desideri e con le armi della solidarietà vogliamo sconfiggere l'ossessione di controllo di chi nega il diritto all'esistenza e l'avidità di chi trasforma la conoscenza in un lusso

Per la salvaguardia e l'ampliamento dei diritti, contro la meschinità del razzismo di governo e contro la cementificazione delle città e delle menti

Milano ore 15

piazza XXIV maggio

le compagne e i compagni di Milano


giovedì 29 gennaio 2009

questo volevate?

diciamo che se era questo quello che volevate ottenere, bhe, complimenti

GUIDONIA (26 gennaio) - «Questi qua, gli albanesi, i romeni, e tutti gli altri, devono avere paura del popolo. Non della Legge. La Legge li protegge. Allora, a quelli che sbagliano, gli spezziamo le gambe noi...». «Scrivi, scrivi! - esortano -L’abbiamo fatto e lo rifaremo. Gli albanesi erano ubriachi persi e ci prendevano per il c... Mo’ basta. Semo partiti. Bom! Bom! Bom! Botte e calci e pugni e mazzate vere. Devono capi’. O cambiano o li bruciamo!».

(ANSA) - ROMA, 29 GEN - Una bomba carta e' stata lanciata la scorsa notte contro un negozio di proprieta' di un cittadino romeno a Villalba di Guidonia. E' una frazione della cittadina alle porte di Roma dove la scorsa settimana e' stata stuprata una ragazza da una banda di romeni, fermati due giorni fa dai carabinieri. La bomba carta ha divelto la serranda della macelleria di via Toscana, mandando in frantumi l'intera vetrina del negozio. Indagano i carabinieri.

E diciamo che visto e considerato il comunicato della rete delle Associazioni del Quartaccio (io l'ho trovato qua, su imprecario) sulla condotta dei media sullo stupro di Primavalle si capisce anche come avete fatto ...

Comunicato stampa della RETE DELLE ASSOCIAZIONI DI QUARTACCIO: STUPRI, SCRITTE E CATTIVO GIORNALISMO

In questi giorni, in seguito a quello che è stato definito "lo stupro di Primavalle" i giornali e le TV si sono prodotti nell’additare il quartiere di Quartaccio come un bronx razzista e assetato di vendetta, creando una cornice fittizia in cui inserire gli sfoghi di rabbia di tutti quei cittadini giustamente indignati per l'accaduto e per le condizioni di degrado e abbandono del quartiere in cui la violenza è maturata.

Lunedi 26 gennaio scorso, diverse centinaia di abitanti insieme alle associazioni del quartiere e ad altri comitati dei quartieri vicini, hanno voluto rispondere CIVILMENTE alla tragedia che ha colpito in primis la loro concittadina aggredita, con una fiaccolata composta, determinata e dignitosa che ha “illuminato” le buie strade di Quartaccio. Una indignazione che non scade nel razzismo ma fa proposte di riqualificazione del territorio e che è stata colpevolmente ignorata da tutti i giornali.

Oggi, 28 Gennaio 2008, Quartaccio è sui principali quotidiani a causa di alcune scritte sui muri apparse da qualche giorno (come dimostra un video su youtube datato 26 gennaio) e non nel pomeriggio di ieri, come qualcuno ha scritto. Ci troviamo di fronte, evidentemente, a una notizia costruita e a una strumentalizzazione di cui il nostro quartiere, già provato dai recenti fatti e dai suoi annosi problemi, non sente affatto bisogno.


Continuo ad essere stanca e incazzata.

INIZIATIVE CONTRO LO SGOMBERO DEL COX 18

Venerdì 30 gennaio

COX18 TOUR

Un viaggio attraverso la storia, le lotte e le passioni del Ticinese.
Un percorso di denuncia e di presenza attiva in un territorio espropriato dalla speculazione, che vede il divertimento regolato dal profitto.

Cox18 vi porterà attraverso il quartiere per scoprire le luci del denaro, i ritmi del lavoro ma anche per ritrovare la memoria di un quartiere popolare.


Sabato 31 gennaio

Ci hanno chiuso il centro sociale, e noi le nostre iniziative le facciamo in piazza:

Dalle 20.00
Grigliata, musica e libri in Piazza XXIV maggio

Portatevi griglia e cibarie

Concerto: Signor K
Concerto: Check Point Charlie
Dj set con Kleopatra j



Domenica 1 febbraio

tra via conchetta e via torricelli

MERCATINO, prodotti biologici, libri e autoproduzioni


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martedì 27 gennaio 2009

Già ci menate e stuprate a mani nude. Volete anche armarvi?

Sono stanca, sono arrabbiata.

Sono irrimediabilmente sofferente.

Come sentirsi addosso le mani di chiunque, questo scrivere sulla mia pelle e su quella di tutte le altre parole che non mi appartengono, parole che raccontano una versione mistificata della realtà.

Sono stanca, delle menzogne, delle manipolazioni, delle interpretazioni, dei commenti, delle battute.

Sono schifata, dai giornalisti, dalle giornaliste, dai media, dagli opinionisti, dalla gente.

Se sento un'altra persona dire "gli immigrati stuprano le nostre donne" mi armo.

Sono stanca che mi si dica di cosa avere paura, sono stanca di essere usata come prova di quello di cui ci dicono di avere paura.

Sono stanca della favola dell'uomo nero.

Militarizzate ogni casa in cui una donna, quando il marito torna a casa, ha paura di non aver lucidato sufficientemente il pavimento.

Sono stanca, sono schifata. Sono incazzata.

Come sentirsi addosso le mani di chiunque, continuamente, bombardata, bersagliata, perseguitata da una tale valanga di cazzate da rimanere senza fiato.

Sembra impossibile, eppure è così, dobbiamo continuare a gridare forte, fortissimo.

La violenza non la fa la nazionalità, la violenza ce la fanno gli uomini.

Con il beneplacito di altri uomini, con il beneplacito di molte, troppe, donne.

Sono stanca, assediata, esausta.

Il gioco lo conosco. Lo stupro come l'emergenza rifiuti.

Eppure ci casco.

E mi incazzo.

E sono esausta.

E non voglio sentir parlare di sicurezza, non voglio sentir parlare di militarizzazione, non voglio sentir parlare di leggi, non voglio sentir parlare di galera.

Sono già sommersa da fin troppe cazzate.

Ammesso e non concesso che io possa accettare il concetto di detenzione, ammesso e non concesso, perché devo pensare che la certezza della pena inibisca il pensiero che la donna è qualcosa di cui servirsi come fosse un fastfood?

Ammesso e non concesso, quanto vale la mia vita? Quanto vale il mio corpo? 15 anni? L'ergastolo?

Quanto vale la mia serenità? Quanto vale il terrore? Quanto valgo?


Ammesso e non concesso.

Il problema sta altrove. Non certo nella quantificazione del delitto e nella certezza della pena.



E anche la soluzione sta altrove.



Ma sono stanca.

Anche di me.

e dopo le tonnellate di ormoni ...

... è la volta di "quel puntino così gravido di vita" che verrebbe espulso con la pillola del giorno dopo ...

>>>Bagnasco: "La Ru486 produce danni enormi">>>
fonte: ilgiornale.it



SÜ DE DOSS!!!!!

lunedì 26 gennaio 2009

GIU' LE MANI!

Conchetta, La Moratti vuole appropriarsi dell'archivio Moroni

"E' un patrimonio storico della citta', lavoreremo per tenerlo vivo". Lo ha detto il sindaco, Letizia Moratti, a margine della presentazione del "Progetto Castello", rispondendo riguardo al destino dell'archivio Moroni, conservato al centro sociale Conchetta sgomberato la scorsa settimana. "Ne ho parlato con l'assessore Finazzer Flory - ha aggiunto - che si sta attivando".

"Cercherò di aprire subito un contatto per vedere se posso recuperare questo patrimonio librario e collocarlo in alcuni spazi nostri per continuarne la fruizione". Lo ha detto l'assessore comunale alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory, a margine della presentazione del "Progetto Castello", riguardo al destino dell'archivio Moroni al centro sociale Conchetta.


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martedì 20 gennaio 2009

Comunicato dell'assemblea romana di femministe e lesbiche per il presidio per Magdalena

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE NON HA NAZIONALITA', LA FANNO GLI UOMINI

"PERCHE' UN MASCHIO ITALIANO NON PUO' ESSERE FEDELE" HA DETTO ALESSIO
AMADIO, ITALIANO E STUPRATORE DI UNA DONNA RUMENA


PRESIDIO DI SOLIDARIETA' A MAGDALENA
In occasione della Sentenza di primo grado
Tribunale Piazzale Clodio, Roma
Mercoledì 21 gennaio - ore 9


Magdalena, 38 anni rumena, lo scorso 13 maggio alle 6.30 del mattino ha
subito un'aggressione e uno stupro, costantemente sotto la minaccia di
un'arma da taglio, da parte di Alessio Amadio un uomo italiano di 40 anni.
Lo stupro è avvenuto nel call center dove Magdalena lavorava come addetta
alle pulizie. *Alessio Amadio ai primi di giugno era agli arresti
domiciliari. Alla fine di settembre era a piede libero.

Questo caso non ha avuto spazio sui media perché è scomodo sottolineare che
una donna rumena ha subito violenza da un uomo italiano di classe media.
Questo caso infatti rovescia completamente la 'regola' su cui hanno
costruito il pacchetto sicurezza, per cui è lo "straniero" a mettere a
rischio la sicurezza delle donne italiane.

Le istituzioni strumentalizzano la violenza contro le donne per fini
razzisti e per giustificare leggi repressive, mentre gli stupratori non
hanno nazionalità, l'unica cosa che li accomuna è che sono tutti uomini.
Magdalena è stata stuprata da un italiano mentre lavorava e minacciata di
morte. Lui Alessio Amadio, non è stato additato come mostro o minaccia per
la sicurezza nazionale. Lui ha potuto rivendicare la violenza dichiarando
"perché un maschio italiano non può essere fedele", quindi non può
controllare le proprie pulsioni. Di conseguenza sarebbe nella natura delle
donne dover subire, possibilmente in silenzio e senza difendersi, dagli
eccessi della "virilità" maschile.

Infatti nelle vergognose motivazioni alla sentenza per lo stupro e
l'omicidio di Giovanna Reggiani* si legge "La Corte (...) non può non
rilevare che sia l'omicidio, sia la violenza sessuale (...) sono scaturiti del
tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori contingenti: lo
stato di ubriachezza e di ira per un violento recente litigio sostenuto
dall'imputato e la fiera resistenza della vittima? In assenza degli stessi
(i due fattori contingenti) l'episodio criminoso, con tutta probabilità,
avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi".



Le istituzioni sostengono e alimentano la cultura dello stupro,
ritenendolo così "naturale" e inevitabile da chiedere alle donne di subirlo
per salvarsi la vita. In quanto donna Giovana Reggiani è colpevole di non
essere stata una brava vittima.

Magdalena è stata licenziata perché stuprata dal compagno della sua datrice
di lavoro. Il Comune di Roma ha sfruttato la vicenda mediaticamente,
dichiarando sui giornali che si sarebbe costituito parte civile - fatto
mai accaduto - e che le avrebbe offerto un altro posto di lavoro. Dopo mesi
di silenzio e senza aver fornito alcun sostegno, il Comune ha offerto a
Magdalena un posto di lavoro con contratto di 3 mesi.




Contro la normalizzazione della cultura dello stupro e contro le logiche
che vogliono le donne deboli e sottomesse per poterle meglio sfruttare
affettivamente, economicamente e sessualmente, le donne continueranno a
difendersi, a lottare e a denunciare con rabbia, perché non sono loro a
doversi vergognare per le violenze degli uomini.


Assemblea romana di femministe e lesbiche







sabato 3 gennaio 2009

TONNELLATE DI ORMONI

questa mi mancava ... che faccio? rido, piango, mi incazzo o scuoto sconsolata la testa ... ditemi voi ...

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 3 GEN - 'La pillola e' aborto e devasta l'ambiente'. Lo ribadisce in un articolo sull'Osservatore Romano Simon Castellvi. 'La pillola anticoncezionale classica - sostiene il presidente dei medici cattolici nell'articolo - funziona in molti casi con un effetto abortivo' ed ha comunque 'conseguenze devastanti sull'ambiente' con il rilascio di 'tonnellate di ormoni' (attraverso le urine femminili ndr.) e' una delle cause dell'infertilita' maschile in Occidente. >>>

domenica 21 dicembre 2008

Atene



http://www.boston.com/bigpicture/2008/12/2008_greek_riots.html

una lettera ...

fonte: liberazione.it del 21/12/08

Ti sembra normale?
Ho tre figli e siamo disoccupati... chiamo l'agenzia delle entrate, dopo che la mia amica mi ha scaricato da internet il modulo per il bonus per le famiglie disagiate - oh, 600 euro non risolvono, ma magari una parte del debito di 800 euro che ho con quel sant'uomo del mio fornaio e una bolletta della luce sono una preoccupazione in meno - certo l'università di mio figlio, che tra l'altro studia con la stessa facilità con cui io mi sveglio la notte per il pensiero di come arrivare a fine settimana, le scarpe dell'altro, la mia vecchiaia, quella di mio marito, e se ci viene il raffreddore? A proposito, devo pagare anche la farmacia: l'ultima otite della piccola è costata tra tachipirina, sobrepin, otalgan, antibiotico, 30 euro. Comunque, ti dicevo dell'agenzia delle entrate, chiamo e chiedo: "scusi, a chi devo consegnare il modulo?". La gentile signorina risponde: "al datore di lavoro". "No, scusi - dico io - mi sono spiegata male, mio marito ha il cud 2008 come richiesto dai requisiti, ma non lavora". "Mi dispiace signora - mi fa lei - ma il bonus per le famiglie disagiate spetta solo a chi il disagio ce l'ha lavorando" . "Mi scusi, è colpa mia - dico - non ho letto bene il modulo di richiesta, dice Bonus per le famiglie disagiate, ma la mia effettivamente è disperata, non è disagiat: scusi tanto e buona giornata..."
Sono un tantino irritata, scusa, ma rispetto troppo l'essere umano, per esprimere davanti alla tua faccia, il mio vero stato d'animo...che ti assicuro è molto più che irritato.
Allora, il bonus per i 3 figli a me non è toccato. Perchè? Perchè a dicembre 2005 nasce Viola e a settembre 2005 Andrea compie 18 anni. Siamo fuori dalle scadenze previste.Che vordì? Sono penalizzata perchè sono stata fertile 2 mesi prima anzichè 2 dopo? Ancora? Sai che io e mio marito siamo da rottamare? Eh si! Io 44, lui 42 non rientriamo nei finanziamenti per i prestiti d'onore regionale tetto massimo 35! Dopo? Ti puoi anche ammazzare!
(...)Vabbè, fammi compilare l'ennesimo curriculum. Allora, cercano una commessa che parli 2 lingue. Io sono pizzaiola e parlo 2 lingue: l'italiano abbastanza bene e il romano. No, non mi assumono! Perchè i politici non presentano a me il loro curriculum? La Carfagna, per esempio, che titoli di merito ha per stare dova sta? Mò che ci penso... Cicciolina, Moana, Montesano, Bud Spencer, Zanicchi, Luxuria (anche se la stimo e l'amo), Carlucci, Illy, Calearo, Gino Paoli... boh! te pare normale?
Perchè a me dicono di fare i sacrifici perchè l'azienda Italia non sta bene... oh, ma perchè tu che lavori per l'azienda italia guadagni migliaia di euro e io che ti dò lavoro sto col culo a terra?
C'è un problema, tu stai a mette le mani nel cassetto... prima lettera di richiamo, seconda lettera, terza lettera: LICENZIATO. Non sei capace? Questo lavoro non lo puoi fare: LICENZIATO.
C'è la crisi? il tuo stipendio sarà ridotto al 30% che fa circa 12 pensioni di mia madre: se lei campa con una, tu stai da re!
Caro Presidente Napolitano, perchè fai una festa per l'imprenditoria italiana, che oltre agli elogi di rito, hai anche premiato e a cui magari hai offerto anche un caffè? Questo mese, tutte queste spese non ce le potevamo permettere. Viola ha appena compiuto tre anni, non ho offerto il caffè alle mamme delle sue amichette, non me lo potevo permettere. Viola ha avuto 5 pastarelle (3 euro e 50) con le candeline, è stata contentissima.
Il mio fornaio, che mi lascia fare la spesa senza pagare, andrebbe premiato, la mia farmacista, che mi dà le medicine per Viola senza pagare, andrebbe premiata, i miei amici, che mi portano vestiti, scarpe, frutta e verdura andrebbero premiati, non gli imprenditori italiani che quando gli affari vanno bene portano i soldi alle Cayman e quando c'è la crisi licenziano e mettono in cassa integrazione!
Miei cari dipendenti, voi parlamentari, usate le vostre macchine, pagatevi la benzina, l'assicurazione. Perchè non vi posso denunciare per inadempienza? Per danni morali e materiali? Perchè prendete la pensione dopo mezza legislatura? dovete lavorare fino a 65 anni e avere una pensione adeguata al vostro rendimento che è pari alle settimane lavorate e retribuite.
La mia vita e quella dei miei figli non ha meno dignità della vostra. Il mio modo di dire, fare, pensare la democrazia è, quello si, profondamente diverso dal vostro: per me è il rispetto dell'essere umano, per voi il senso del vostro stipendio.
Vi faccio una proposta: fate lo stesso lavoro a 2.500 euro al mese ( che per la maggior parte della popolazione è uno stipendione).
Ricordatevi che ogni boccone che mandate giù al pranzo di Natale e durante tutti gli altri banchetti giornalieri sarà pane, carne, latte, frutta che avete rubato dal piatto dei miei figli. E questo mi sta facendo innervosire.

giovedì 18 dicembre 2008

Preziosa: A rischio il processo

Nicoletta Poidimani, da Liberazione.it del 18/12/08

Milano
Sono trascorsi più di cinque mesi da quando, la notte dell'11 luglio scorso, una trans brasiliana, Preziosa, veniva brutalmente picchiata dalla polizia con calci, pugni e manganelli nel Cie (ex Cpt) milanese di via Corelli.
Nonostante abbia denunciato gli autori del pestaggio, nonostante le quattro interminabili ore di interrogatorio sostenute lo scorso ottobre presso la Procura di Milano e nonostante il riconoscimento fotografico in cui ieri ha individuato l'ispettore e tre dei sei agenti di polizia responsabili di quelle violenze, ancora non le è stato concesso alcun permesso di soggiorno per motivi di giustizia. Non sorprende, dato che il rilascio del permesso è a discrezione della Questura milanese, la stessa a cui appartengono i poliziotti e quell'ispettore che, il giorno dopo le violenze, fece uscire Preziosa dal Cpt con un decreto d'espulsione e dicendosi disposto a pagare lui stesso eventuali danni purché lei non sporgesse denuncia.
Preziosa è arrivata in Italia proprio quando la vita dei e delle migranti si è fatta più difficile e precaria, soprattutto se non si ha un permesso di soggiorno e si è quotidianamente a rischio di espulsione. La sua vicenda raccoglie in sé tutta la violenza di un paese, l'Italia, sempre più ferocemente arroccato sulla difesa dall'Altro/a. Preziosa, come parte lesa, ha diritto di esser presente nell'iter delle indagini e poi in quello processuale, ma per la legge non avrebbe diritto di rimanere in Italia in quanto "clandestina" e con decreto d'espulsione.
«È probabile - spiega Eugenio Losco, legale di Preziosa - che ora il Pubblico ministero inserisca nel registro degli indagati i nominativi degli agenti individuati oggi dalla mi assistita e che li sottoponga ad un formale interrogatorio. Purtroppo però neanche questo ulteriore passo delle indagini le consentirà di ottenere il rilascio del permesso di soggiorno. E questo è veramente paradossale. Come si potrebbe arrivare ad un vero e proprio processo senza la sua presenza? C'è il forte rischio che la condizione di irregolarità di Preziosa venga usata per far in modo che il processo non abbia un seguito reale. È interesse delle forze dell'ordine insabbiare le condizioni disumane dei Centri di identificazione ed espulsione».
Preziosa rimane, al momento, parte doppiamente lesa: per le violenze subite nel Cpt e per il non riconoscimento del suo diritto a seguire la causa che la riguarda. Intanto il susseguirsi di decreti sulla sicurezza rischia di moltiplicare i casi come il suo ed è un segnale assai significativo che ad Empoli il carcere sia stato destinato completamente alla reclusione delle trans, con un nesso facilmente intuibile col Ddl Carfagna sulla prostituzione che, se dovesse venire approvato, renderebbe reato la prostituzione su strada con buona pace della legge Merlin. Nell'Italia stretta dalla morsa della crisi, donne, uomini e trans migranti saranno sempre più utili come capri espiatori del senso di precarietà diffusa e del crescente impoverimento. La solidarietà diventerà anch'essa un reato, come si può facilmente intuire da recenti denunce per presidi di solidarietà non autorizzati sotto ai Cpt. Spirale che rischia di sfociare nella barbarie, se ad essa non ci prepariamo a rispondere con determinazione.

venerdì 5 dicembre 2008

MA PENSA TE ...

... l'ho già scritto, per altri motivi ... lo ribadisco ... si dovrebbe imparare a tacere certe volte ...

(ANSA) - SANTIAGO DEL CILE, 5 DIC - 'Augusto Pinochet ha lasciato questo mondo convinto che contro di lui e' stata commessa una grande ingiustizia', cosi' la vedova.In un'intervista a un settimanale per il 2/o anniversario della morte dell'ex dittatore, Lucia Hiriart afferma che quando lascio' il potere suo marito 'lo fece in modo democratico' e il Paese era 'in una forma splendida'. Ma a una domanda sulle violazioni dei diritti umani durante il regime, Hiriart risponde: 'Preferisco non ricordare gli aspetti cattivi'.

giovedì 19 giugno 2008

Prescrizione per la pillola del giorno dopo

Dalle "Sorelle":


Gli incidenti capitano. Gli integralisti che li rendono più difficili da gestire, pure. Ma capitano anche le persone che lottano per il diritto ad avere l’ultima parola sul proprio corpo.

A partire da sabato 14 giugno 2008, se una struttura pubblica ti ha negato la prescrizione della pillola del giorno dopo, e se sei a Roma o a Milano, puoi ricevere assistenza immediata chiamando i numeri di Soccorso Civile ed ottenendo subito la ricetta. A Roma puoi chiamare il numero 333 9856046 tutti i giorni feriali dalle 09:00 alle 19:00, e non stop dalle 09:00 del sabato mattina fino alle 09:00 del lunedì mattina. A Milano puoi chiamare il numero 345 5011223 non stop dalle 18:00 del venerdì pomeriggio fino alle 08:00 del lunedì mattina.
Perché tutte siamo passate - in prima persona, nei racconti di un’amica - attraverso le forche caudine dell’infermiera che "guarda, il medico è obiettore, che cosa vuoi" (segue sguardo di compatimento), o del dottore che "io ti prescrivo la pillola, ma guarda che è un favore e potrei anche decidere di lasciarti nel tuo brodo" (segue sguardo di condanna dei tuoi lascivi costumi).

(via l’infaticabile Alessandro Capriccioli)

giovedì 1 maggio 2008

Loro hanno trovato il modo di farli stare "sù dé dòss"

Letto su http://femminismo-a-sud.noblogs.org/

L'autodifesa delle donne indiane si chiama "Pink Gang"

La strepitosa Sèverine (grazie!) ci segnala l'esistenza di queste donne straordinarie e condivide con noi la traduzione dal francese di due articoli che parlano della Pink Gang. Ci segnala anche un altro articolo in inglese. Nell'India in cui le donne vengono massacrate in ogni modo possibile c'e' chi ha smesso di aspettare gli "aiuti umanitari" e ha pensato bene di iniziare a difendersi con le bastonate. Si chiamano Pink Gang e sono numerose. Buona lettura!

Donne indiane che lottano per i diritti delle donne

Di Polly Dunbar


Si vestono con sari rosa confetto, ma la loro fama è lontana dall’essere tenera. Sono le giustiziere rosa, un gruppo deciso ad estirpare la corruzione delle forze di polizia e ad applicare una giustizia spietata ai colpevoli di violenza domestica o sessuale.

Agiscono nello stato di Uttar Pradesh, nel nord dell’India. Hanno scelto il rosa come simbolo della loro lotta e possono contare tra di loro centinaia di militanti. Sono armate di lathi – bastoni tradizionali – che servono a picchiare gli uomini che sono stati violenti con le loro mogli o le hanno abbandonate, e anche a pestare i poliziotti che hanno rifiutato di registrare denuncie di stupro.

Il gruppo, formato due anni fa, è riuscito, nonostante le sue membre siano originarie delle caste più basse della società indiana, a denunciare le malversazioni dei politici corrotti. Dalla sua creazione, la Pink Gang, come si autonominano, ha subito una serie di accuse criminali, ma tengono duro e resistono alle minacce.

“Nessun* ci viene ad aiutare in questa regione” dice Sampat Pal Devi, 47 anni, fondatrice del gruppo che da alle altre donne lezioni di combattimento. “La polizia e i funzionari sono così corrotti e anti-pover* che dobbiamo noi fare applicare la legge. In altri momenti, ricopriamo di vergogna chi si comporta male. Ma non siamo una gang nel senso abituale del termine. Siamo una gang per la giustizia. Indossiamo il rosa perché è il colore della vita.”

La Pink Gang è basata nella zona di Banda, una delle parti più povere d’Uttar Pradesh e le donne guadagnano pian pianino il rispetto dei funzionari locali reticenti. Più del 20 % della popolazione di Banda sono “intoccabili”, la casta più bassa. Le donne sono le prime vittime della povertà e della discriminazione in una società feudale dominata dagli uomini e sottomessa alle caste superiori. Quasi tutte le Pink giustiziere vivono in capanne di fango e di mattoni, senza acqua corrente, senza elettricità, e sopravvivono con meno di 50 pence (0,75 euro al giorno).

Aarti Devi, 25 anni, dice: “Da sola non ho nessun diritto, ma insieme, come gruppo di Gulabi, abbiamo potere.”
“Quando vado a prendere l’acqua, la gente delle caste superiori mi picchiano, mi dicono che non ho il diritto di bere la stessa acqua di loro. Ma quando siamo in banda, ci temono e ci lasciano tranquille.”

“Sei mesi fa, una donna è stata stuprata e siamo andate con lei al commissariato di polizia. All’inizio, i capi hanno rifiutato di prendere la denuncia, ma insieme, siamo riuscite a costringere la polizia ad agire. Abbiamo trascinato l’ufficiale di polizia fuori dal commissariato e l’abbiamo picchiato con i nostri bastoni.”

La gang riceve sempre più sostegno dagli uomini. “Mio padre è un membro della banda di Gulabi” dice Aarti. “Non siamo contro gli uomini. Siamo per l’uguaglianza dei diritti per tutt* e contro chi non la accetta.”

Sampat, una madre di 5 figli*, sposata all’età di nove anni, è diventata una celebrità locale. Orgogliosissima del suo lavoro, dice: “Abbiamo impedito che le donne vengano violentate e abbiamo mandato le ragazze a scuola. La violenza contro le donne e lo stupro sono molto comuni qui. Allora proviamo ad educarle perché conoscano i loro diritti.

In caso di violenza domestica, andiamo a parlare al marito per spiegargli che ha torto. Se rifiuta di ascoltare, facciamo uscire la moglie e picchiamo lui. Se necessario, lo picchiamo in pubblico per farlo vergognare. Gli uomini sono abituati a credere che le leggi si applicano solo a loro, ma noi usiamo la forza per farsi che questo cambi totalmente.”

L’anno scorso, dopo aver ricevuto denunce perché un negozio statale non dava il cibo che sono tenuti a distribuire gratuitamente ai/alle pover*, la gang ha iniziato a sorvegliare il proprietario e suo figlio. Una notte, hanno visto due camion carichi di grano sulla strada del mercato, dove il proprietario del negozio pensava di venderlo e tenersi i soldi. La Pink Gang ha fatto pressione sull’amministrazione locale perché sequestrassero il grano e ha controllato che il grano fosse poi correttamente distribuito.

Fonte: dailymail.co.uk
19 gennaio 2008

Giustiziere in sari

Neeta Lal

Di fronte all’inazione delle autorità e alla violenza quotidiana che subiscono, donne prendono le armi e il loro destino in mano. Il sito di informazione Asia Sentinel, basato a Hong Kong ha incornato queste “Robin Hood” di un altro genere.

Il distretto di Banda, nello stato di Uttar Pradesh (a nord del paese), uno dei meno sviluppati dell’India, fa parlare di sé. È in questa regione che agiscono la Pink Gang (gang rosa), un gruppo di 200 donne che si presentano come le eredi di Robin Hood, Non esitano a rispondere alla violenza con la violenza. Puniscono gli omicidi di spose fatti a volte anche da suocere, le violenze dei mariti, e anche la corruzione o l’incapacità degli eletti.

Queste donne esuberanti e intrepidi, riconoscibili dai loro sari rosa, sono le nemiche numero uno dei mariti violenti e dei funzionari incompetenti. Avendo personalmente subito violenze sessuali, vanno a caccia di stupratori e mariti indegni, fanno la morale ai malfattori e invadono i posti di polizia per rimproverare gli agenti che non fanno il loro lavoro. Creato nel 2006 da Sampat Pal Devi, una donne di 45 anni costretta a sposarsi all’età di 9 anni e diventata madre quattro anni dopo, questo gruppo agisce come una banda di giustiziere nella zona senza diritto che è Banda.

“Qui, nessun* viene ad aiutarci. I funzionari e la polizia sono corrotti e ostili ai/alle pover*, Così, siamo a volte costrette a far rispettare noi la legge. Siamo una banda di giustiziere, no nuna gang” ha recentemente dichiarato la fondatrice del Pink Gang. Stanca della corruzione del sistema e le discriminazioni sociali di cui si rendono colpevoli le autorità (soprattutto nei confronti di donne, caste basse e intoccabili), Sampat Pal Devi ha deciso di passare all’azione dopo aver saputo che sua sorella era stata trascinata dai capelli nel cortile di casa sua dal marito alcolista.

Volendo “dare una lezione agli uomini colpevoli”, ha radunato donne del suo quartiere; il gruppo armato di bastoni, sbarre di ferro e una mazza da cricket, è andato a trovare il cognato, l’ha inseguito fino al campo di canna da zucchero e riempito di botte. Alcune azioni sono un successo. Ad esempio, il gruppo è riuscito a riportare a casa dei propri mariti undici ragazze che erano state buttate fuori di casa dalla suocera per dote non sufficiente.

In generale, gli indicatori di sviluppo umano del distretto sono bassissimi. Il tasso di alfabetizzazione delle donne giunge solo il 23,9% contro 50,4% per gli uomini; il ratio uomini/donne è di 846 donne per 1000 uomini, mentre la media dello stato è di 879 (a livello internazionale, il rapporto è inverso: 105 femmine per 100 maschi).

La violenza coniugale è una strage, l’arretratezza delle donne è rinforzata dal peso del sistema delle caste. Ma la Pink Gang se la prende non solo con mariti che maltrattano le mogli perché non riescono a dar loro figli, ma anche con i funzionari che si arricchiscono vendendo al mercato nero cereali sovvenzionati dallo stato e normalmente destinati ai/alle più pover*.

Mentre le risorse naturali del distretto potrebbero normalmente garantire mezzi di sussistenza a tutté gli/le abitanti, vengono saccheggiate da un piccolo numero di loro in totale impunità perché le autorità locali chiudono gli occhi su queste pratiche. In alcuni villaggi, i/le contadin* non vengono nemmeno pagat* e ricevono solo un chilo di cereali al giorno di lavoro. E il numero di lavoratori/trici ridotte alla schiavitù è altissimo.

Secondo alcuni sociologi, l’unica speranza per questa parte della popolazione spogliata e disprezzata sta nei movimenti collettivi come la Pink Gang. Anche se il gruppo non ha una sede, le sue membre si riuniscono regolarmente a casa della fondatrice per discutere dei casi da trattare e della strategia da adottare.

L’apparizione di una milizia di donne nel distretto di Banda è il sintomo di gravi problemi sociali che attraversano la società indiana. “Quando gli eletti rifiutano di rispondere alle richieste dei/delle cittadin* ordinari” osserva Prerna Purohit, sociologo di New Delhi, “quest* non hanno altra scelta che prendere le cose in mano per se stess*. È un colpo di intimazione per il governo della più grande democrazia del mondo.”

Neeta Lal
Asia Sentinel
Le courrier international
1 febbraio 2008

...gli spagnoli lo fanno meglio

Giusto per sapere cosa succede all'estero mentre qui siamo ancora "se sei precaria sposa un miliardario"...
Pillow

Approvata all’unanimità la legge contro la violenza di genere
Catalunya: sradicare la violenza machista è un diritto delle donne

Redazione
stampa
Il parlamento catalano ha approvato all’unanimità la legge dei diritti delle donne a sradicare la violenza machista, che riconosce il diritto delle donne ad una efficace protezione e all’assistenza sanitaria ed economica.
Uno degli aspetti più innovativi della nuova Legge è la creazione di un fondo di garanzia per la copertura degli assegni familiari stabiliti dai giudici al momento della separazione ma non onorati dagli ex coniugi. Il fondo è stato finanziato con 24 milioni di euro per il 2008.
La legge impegna inoltre la Generalita catalana (il governo regionale autonomo) alla creazione di una rete di recupero integrale delle donne vittime di violenza.

La consigliera di Esquerra republicana Carme Capdevila ha sottolineato che la legge è parte della “concettualizzazione della violenza machista”, intesa come violenza fisica, sessuale, economica e psicologica, contro le . donne “manifestazione della discriminazione e della situazione di diseguaglianza” all’interno di un “sistema di relazioni di potere degli uomini sulle donne”.

Capdevila ha evidenziato come la legge, stabilendo la creazione di una rete di sostegno integrale, suppone un avanzamento importante anche per quanto riguarda l’individuazione di strumenti ad hoc contro la violenza di genere.
Inoltre, aggiunge la consigliera, la legge prevede delle misure specifiche per facilitare l’assegnazione di case alle vittime e sostegni per quanto riguarda la formazione professionale e scolastica (beneficio quest’ultimo esteso anche ai/alle figli/figlie) ma soprattuto prevede che la genralit catalana si possa costituire come parte civile nei processi per femminicidio o lesioni gravi.

La legge è stata approvata da tutti i gruppi presenti alla Camera Catalana, compreso il Partido Popular che, per voce della sua rappresentante Montserrat Nebrera, ha criticato la legge ritenendola troppo interventista ed ha auspicato che in futuro si applichino a pieno le leggi esistenti anziché continuare a farne di nuove.
Di parere simile il deputato Antonio Robles, che ha affermato che “non sempre il machismo può essere definito violenza”, dichiarando di “appoggiare la legge nonostante la sua scarsa universalità e l’abuso dell’ideologia più conservatrice del femminismo”.

Sicuramente sull’approvazione della legge, il cui dibattimento è stato seguito da numerosi gruppi femministi, ha influito positivamente l’ampio accogliemento dei molti emendamenti presentati dall’opposizione.

Da parte sua la Presidente dell’Institut Català de les Dones (ICD) ha evidenziato come la nuova legge sia la conseguenza di una vecchia domanda della società civile davanti alla piaga della violenza machista. In questo paese “le donne hanno il diritto di vivere senza violenza e anche gli uomini” ha concluso.

Traduzione di Cristina Papa
Fonte: www.redfeminista.org

lunedì 21 aprile 2008

liberarsI

di tutto ciò che ci opprime