Torino, 04 giugno 2008
Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui è stata testimone una Mediatrice interculturale di Moncalieri. Alle 08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che a quell'ora è diretta a scuola o a lavoro, è salita una pattuglia della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di soggiorno.
Molte persone avevano con sé solo la carta di identità italiana, altri il permesso di soggiorno, altri ancora né l'uno né l'altro.
Tutto l'episodio si è svolto accompagnato da frasi quali : "non ce ne frega niente della vostra carta di identità italiana" , "è finita la pacchia", "l'Italia non è più il Paese delle meraviglie".
Gli agenti hanno fatto salire tutti gli uomini su un cellulare, solo un uomo marocchino, mostrando la carta di identità italiana, si è rifiutato di salire, chiedendo di che cosa veniva accusato e che avrebbe fatto riferimento al suo avvocato. Gli agenti l'hanno lasciato andare.
Nessuno dei passeggeri rimasti sull'autobus è intervenuto, anzi, molte delle persone presenti, anche sui balconi delle case intorno e sui marciapiedi, hanno applaudito.
Ci aspettiamo che venga fatta chiarezza e che non si ripeta mai più un simile episodio in un Paese che si dichiara civile e democratico.
ASSOCIAZIONE ALMATERRA
venerdì 6 giugno 2008
Inchiesta sugli ospedali milanesi. Clinica Mangiagalli
da ogo.noblogs.org
Quando lo scorso 14 febbraio in molte città italiane le femministe e le lesbiche scesero in piazza per contestare contro l’irruzione poliziesca nel Policlinico di Napoli in cerca di una donna accusata di “feticidio” (!!!!!), noi organizzammo un presidio non autorizzato contro l’abiezione di coscienza sotto la Clinica Mangiagalli.
Contestando la nostra scelta, una esponente della Rete 194Ragioni in una mail definì la Mangiagalli un’“isola di civiltà”, invitando le donne (e gli uomini) a partecipare al presidio autorizzato indetto in contemporanea dalla Rete in piazza S. Babila, non lontano dalla Prefettura, dove una delegazione sarebbe andata a consegnare una lettera al Prefetto.
Certo, dal disastro di Seveso per anni la Mangiagalli era stata senza dubbio una clinica rispettosa dell'autodeterminazione delle donne, ma le cose col tempo erano molto cambiate.
Così avevamo scelto quel luogo e quella modalità proprio perché ci sembrava assai significativo, sia per la ultraventennale presenza del Centro aiuto alla vita-Cav, superfinanziato da Regione e Comune, in un locale interno alla struttura ospedaliera (la cui presidente, Paola Bonzi si sarebbe, da lì a breve, candidata nella lista di Ferrara), sia per le posizioni assunte qualche settimana prima da Alessandra Kustermann (ginecologa, responsabile del Servizio diagnosi prenatale e del Soccorso violenze sessuali, nonché promotrice dello Sportello contro i maltrattamenti all’interno dell’ospedale stesso, nonché in tempi non sospetti sostenitrice dell’introduzione della RU486 e della necessità di un osservatorio sulla violenza contro le donne) a favore delle linee guida di Formigoni sugli aborti terapeutici – linee guida ‘partorite’ in quello stesso ospedale – sia per il cambio della guardia sulla 194 seguito alla morte di Pardi, primario non obiettore (ma paradossalmente favorevole alla presenza dei volontari antiabortisti in corsia, fatto su cui si scontrò anche con Kustermann), sia per infinite altre ragioni tra cui l’attivazione delle “culle per la vita”, moderna versione – videosorvegliata! – della “ruota degli esposti”.
Insomma, per stare lì sotto a contestare sia l’abiezione di coscienza che i giochi politici fatti sui corpi e le vite delle donne di ragioni ce n’erano a iosa, e ancora oggi ce ne sono per pubblicare una scheda informativa su questo ospedale che con le “isole di civiltà” ci pare avere ben poco a che spartire, come ci conferma anche la reazione di Kustermann alla sentenza con cui il Tar Lombardo ha rigettato le linee guida formigoniane.
scheda - clinica Mangiagalli >>
Quando lo scorso 14 febbraio in molte città italiane le femministe e le lesbiche scesero in piazza per contestare contro l’irruzione poliziesca nel Policlinico di Napoli in cerca di una donna accusata di “feticidio” (!!!!!), noi organizzammo un presidio non autorizzato contro l’abiezione di coscienza sotto la Clinica Mangiagalli.
Contestando la nostra scelta, una esponente della Rete 194Ragioni in una mail definì la Mangiagalli un’“isola di civiltà”, invitando le donne (e gli uomini) a partecipare al presidio autorizzato indetto in contemporanea dalla Rete in piazza S. Babila, non lontano dalla Prefettura, dove una delegazione sarebbe andata a consegnare una lettera al Prefetto.
Certo, dal disastro di Seveso per anni la Mangiagalli era stata senza dubbio una clinica rispettosa dell'autodeterminazione delle donne, ma le cose col tempo erano molto cambiate.
Così avevamo scelto quel luogo e quella modalità proprio perché ci sembrava assai significativo, sia per la ultraventennale presenza del Centro aiuto alla vita-Cav, superfinanziato da Regione e Comune, in un locale interno alla struttura ospedaliera (la cui presidente, Paola Bonzi si sarebbe, da lì a breve, candidata nella lista di Ferrara), sia per le posizioni assunte qualche settimana prima da Alessandra Kustermann (ginecologa, responsabile del Servizio diagnosi prenatale e del Soccorso violenze sessuali, nonché promotrice dello Sportello contro i maltrattamenti all’interno dell’ospedale stesso, nonché in tempi non sospetti sostenitrice dell’introduzione della RU486 e della necessità di un osservatorio sulla violenza contro le donne) a favore delle linee guida di Formigoni sugli aborti terapeutici – linee guida ‘partorite’ in quello stesso ospedale – sia per il cambio della guardia sulla 194 seguito alla morte di Pardi, primario non obiettore (ma paradossalmente favorevole alla presenza dei volontari antiabortisti in corsia, fatto su cui si scontrò anche con Kustermann), sia per infinite altre ragioni tra cui l’attivazione delle “culle per la vita”, moderna versione – videosorvegliata! – della “ruota degli esposti”.
Insomma, per stare lì sotto a contestare sia l’abiezione di coscienza che i giochi politici fatti sui corpi e le vite delle donne di ragioni ce n’erano a iosa, e ancora oggi ce ne sono per pubblicare una scheda informativa su questo ospedale che con le “isole di civiltà” ci pare avere ben poco a che spartire, come ci conferma anche la reazione di Kustermann alla sentenza con cui il Tar Lombardo ha rigettato le linee guida formigoniane.
scheda - clinica Mangiagalli >>
lettera delle detenute di rebibbia al manifesto
Egregio signor Valentino Parlato, siamo le detenute della sezione di Alta sicurezza del carcere femminile di Rebibbia. Abbiamo deciso di scriverle per far sentire anche la voce di tutte noi mamme detenute. Da diversi giorni, radio, televisioni e giornali non fanno altro che parlare della signora Anna Maria Franzoni, del trauma che stanno vivendo i suoi figli lontani dalla loro mamma e quello di doverla vedere in carcere. Premesso che nulla abbiamo contro la signora Franzoni, al contrario, ha tutta la nostra comprensione, poiché come mamme capiamo la difficile situazione che stanno vivendo lei e i suoi figli. Quello che non riusciamo a capire è il perché di tutta questa pubblicità. Se si vuole sensibilizzare l'opinione pubblica, ci chiediamo perché non lo si fa per tutti i bambini che, come quelli dalla signora Anna Maria Franzoni, hanno la propria mamma in carcere. Sentiamo dai telegiornali che, per non fa subire ulteriori traumi ai bambini della suddetta signora, è stato concesso loro di vederla in un giardino. Con questa lettera sentiamo il dovere di difendere i nostri bambini che vivono la tragedia dei colloqui settimanali in luoghi chiusi, dove non possono essere a stretto contatto con noi ma divisi da un largo, fisso ripiano di marmo, seduti su fissi cubi di marmo per non parlare di quei bambini che vedono la propria mamma, ristretta in regime di 41 bis, una volta al mese e divisi da un vetro senza poter avere un contatto umano e il calore di un abbraccio. La signora Franzoni è entrata in carcere con una sentenza definitiva, al contrario di alcune di noi che sono in custodia cautelare, quindi, con la presunzione di innocenza. Non si capisce la disparità di trattamento. Per la legge dobbiamo essere tutti uguali, ma l'esperienza di questi posti ci insegna che chi ha più santi va in paradiso, chi invece non ne ha è considerata cattiva e quindi destinata all'inferno insieme ai figli costretti a pagare colpe che non hanno. Crediamo con queste parole di potere interpretare il pensiero di tutte le mamme detenute nelle varie carceri italiane e rivolgiamo questa lettera a tutti coloro che a ragion veduta mostrano sensibilità nei confronti della tragedia personale della famiglia Franzoni invitandoli a usar la stessa sensibilità anche per chi vive le stesse tragedie ma...al di fuori del palcoscenico mass-mediatico.
Distinti saluti
Detenute della sezione di Alta sicurezza di Rebibbia, Roma
Distinti saluti
Detenute della sezione di Alta sicurezza di Rebibbia, Roma
le prostitute sono un pericolo per la morale, trentenne italiano stupra ragazza marocchina, antifascismo queer
Irina, sedici anni, comprata per 200 euro in Romania, picchiata dal protettore con una mazza da baseball se non guadagnava almeno 5 mila euro lungo i viali romani. Una schiava, umiliata e trattata come un animale: con le iniziali del suo aguzzino incise sulla pelle con un pezzo di vetro come un marchio di proprietà. Se passa il ddl anche lei verrebbe considerata un "soggetto pericoloso" come le oltre 70mila prostitute che si vendono ogni giorno in Italia, cercate ogni mese da ben nove milioni di clienti di cui il 70 per cento è regolarmente sposato. >>
Aveva il vizio di adescare le ragazze delle scuole medie milanesi, trascinarle con una scusa a casa sua e stuprarle. Gaetano Calicchio, un italiano di 30 anni, è stato arrestato all'alba nella sua abitazione dagli agenti della Squadra mobile di Milano. Dovrà rispondere di violenza sessuale aggravata su una ragazza marocchina di 14 anni che è rimasta incinta. >>
Nelle ultime settimane assistiamo ad un clima crescente di odio, paura, sopraffazione: l'elenco delle aggressioni è un tamburo battente, suonato di volta in volta da responsabili neofascisti organizzati, violenti che agiscono con pratiche fasciste, forze dell'ordine, la cosiddetta gente qualunque che assiste e plaude o si volta dall'altra parte. A Verona un ragazzo, reso diverso agli occhi dei suoi assassini dal taglio di capelli, viene ucciso di botte da un gruppo di ventenni fascisti, negli stessi giorni in Sicilia una ragazzina di 14 anni viene strangolata da alcuni suoi coetanei perché probabilmente incinta di uno di loro, la tv di stato in prima serata ci mostra come un'eroica iniziativa per la sicurezza nazionale le scene di nazismo, orrore, violenza della "caccia alla trans" condotta nella zona del Prenestino di Roma: ragazze rincorse fra gli sterpi da poliziotti e giovanotti rasati, insultate dalla folla "perbene" dei residenti. >>
Aveva il vizio di adescare le ragazze delle scuole medie milanesi, trascinarle con una scusa a casa sua e stuprarle. Gaetano Calicchio, un italiano di 30 anni, è stato arrestato all'alba nella sua abitazione dagli agenti della Squadra mobile di Milano. Dovrà rispondere di violenza sessuale aggravata su una ragazza marocchina di 14 anni che è rimasta incinta. >>
Nelle ultime settimane assistiamo ad un clima crescente di odio, paura, sopraffazione: l'elenco delle aggressioni è un tamburo battente, suonato di volta in volta da responsabili neofascisti organizzati, violenti che agiscono con pratiche fasciste, forze dell'ordine, la cosiddetta gente qualunque che assiste e plaude o si volta dall'altra parte. A Verona un ragazzo, reso diverso agli occhi dei suoi assassini dal taglio di capelli, viene ucciso di botte da un gruppo di ventenni fascisti, negli stessi giorni in Sicilia una ragazzina di 14 anni viene strangolata da alcuni suoi coetanei perché probabilmente incinta di uno di loro, la tv di stato in prima serata ci mostra come un'eroica iniziativa per la sicurezza nazionale le scene di nazismo, orrore, violenza della "caccia alla trans" condotta nella zona del Prenestino di Roma: ragazze rincorse fra gli sterpi da poliziotti e giovanotti rasati, insultate dalla folla "perbene" dei residenti. >>
martedì 3 giugno 2008
aggiornamenti FLAT bologna 14 e 15 giugno
da flat.noblogs.org
Qui le proposte dell'assemblea femminista e lesbica di Bologna >>
Leggi o scarica il programma della due giorni! >>
Consulta e commenta gli ambiti di discussione della due giorni! >>
Il 14/06 Manifestazione notturna contro la violenza maschile >>
Qui le proposte dell'assemblea femminista e lesbica di Bologna >>
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Il 14/06 Manifestazione notturna contro la violenza maschile >>
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NOTIZIE DALLA RETE E OLTRE
psicofarmaci e psichiatria: tenere fuori dalla portata dei bambini
Proponiamo questa intervista a Giorgio Antonucci fatta un paio di anni fa dal Gruppo d’iniziativa non psichiatrica di Tradate, di cui alcune di noi del Collettiva donne fanno parte.
Negli ultimi anni anche in Italia si sta diffondendo la psichiatrizzazione dei bambini, estendendo ai loro comportamenti i giudizi e le diagnosi psichiatriche.
Il dott. Antonucci ha dedicato la sua vita alla lotta contro il pregiudizio psichiatrico: per tutte/i noi con il suo pensiero di libertà e il suo agire è stato un riferimento determinante.
scarica il pdf >>
Negli ultimi anni anche in Italia si sta diffondendo la psichiatrizzazione dei bambini, estendendo ai loro comportamenti i giudizi e le diagnosi psichiatriche.
Il dott. Antonucci ha dedicato la sua vita alla lotta contro il pregiudizio psichiatrico: per tutte/i noi con il suo pensiero di libertà e il suo agire è stato un riferimento determinante.
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Follia antizigana in Italia
Notizia dell'ultima ora. Il Gruppo EveryOne ha concluso la prima fase delle le proprie indagini relative alla presunta rapitrice di Ponticelli.
Oltre alla conferma che si tratta di una montatura, Angelica è risultata essere una giovane slava e non una Romnì. Non è la prima volta che reati commessi da altre etnie (ma nel caso di Angelica si conferma anche la sua estraneità ai fatti delittuosi che le sono stati attribuiti) vengono addossati ai Rom al fine di giustificarne la persecuzione.
continua >>
Oltre alla conferma che si tratta di una montatura, Angelica è risultata essere una giovane slava e non una Romnì. Non è la prima volta che reati commessi da altre etnie (ma nel caso di Angelica si conferma anche la sua estraneità ai fatti delittuosi che le sono stati attribuiti) vengono addossati ai Rom al fine di giustificarne la persecuzione.
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