lunedì 5 maggio 2008

la pillola del giorno dopo

Avete bisogno della pillola del giorno dopo ma non c'è verso, di fronte a voi degli incalliti obiettori di coscienza che si frappongono fra voi ed un vostro sacrosanto diritto. Se volete denuciare il fatto, invece che (o dopo aver) schiaffeggiare il medico/farmacista che non vi prescrive/procura la pillola del giorno dopo, alleghiamo i moduli per gli esposti

da http://osservarosa.blogspot.com/


esposto pillola del giorno dopo >>
Tieni conto che i fatti esposti sono relativi ad un caso specifico, e vanno quindi sostituiti con la situazione che hai dovuto concretamente affrontare.

la denuncia tipo per i farmacisti >>

domenica 4 maggio 2008

la caparbietà


credo fermamente nella caparbietà delle donne






venerdì 2 maggio 2008

due iniziative del COLLETTIVA per maggio

venerdì 16 maggio, ore 21.30

videoproiezione


- PERSEPOLIS -


di Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud - Francia/USA 2007

Teheran, 1978: Marjane, otto anni, sogna di essere un profeta che salverà il mondo. Educata da genitori molto moderni e particolarmente legata a sua nonna, segue con trepidazione gli avvenimenti che porteranno alla Rivoluzione e provocheranno la caduta dello Scià.
Con l’instaurazione della Repubblica islamica inizia il periodo dei “pasdaran” che controllano i comportamenti e i costumi dei cittadini. Marjane, che deve portare il velo, diventa rivoluzionaria.
La guerra contro l’Iraq provoca bombardamenti, privazioni e la sparizione di parenti. La repressione interna diventa ogni giorno più dura e i genitori di Marjane decidono di mandarla a studiare in Austria per proteggerla.
A Vienna, Marjane vive a 14 anni la sua seconda “rivoluzione”: l’adolescenza, la libertà, l’amore ma anche l’esilio, la solitudine, la diversità.
Un’opera in bianco e nero (con lampi di colore) capace di raccontare un’infanzia e un’adolescenza al femminile comune e differente al contempo.


domenica 18 maggio, ore 16.30

incontro pubblico

- IL FEMMINICIDIO -

L’ambito più pericoloso: la famiglia. Il posto più pericoloso: la casa

con MICHELA ZUCCA, antropologa.

Violenze e stupri sono un fenomeno tipicamente domestico. Il “nemico” non è lo straniero, ma vive nella quasi totalità dei casi fra le stesse pareti della vittima.Quando i politici nelle loro campagne-sicurezza divulgano informazioni sul pericolo degli stupri, affermano regolarmente il falso. Nascondono quello che è il terrore dentro casa e propongono disegni di legge e interventi utili solo a rafforzare le loro ideologie discriminatorie per diffondere xenofobia e razzismo.Nel consolante immaginario collettivo la violenza è quella del bruto appostato nella strada buia. La verità è che la violenza sta in casa, nella coppia, nella famiglia, solida o dissestata, benestante o povera, si annida là dove il potere maschile è sempre stato considerato naturale.
La violenza contro le donne non è un problema di pubblica sicurezza, né un crimine di altre culture da reprimere con deportazioni di immigrati, con braccialetti, ronde notturne o più pattuglie per le strade.
La violenza patriarcale può essere sconfitta solo dalla libertà, da una sempre maggiore autonomia personale, dalla solidarietà tra donne e dal percorso di crescita, individuale e collettivo, di donne e uomini capaci di andare oltre i modelli culturali imposti.

al Kinesis in via carducci, 3 a tradate


Interruzione di gravidanza: cosa fare, quando e dove

Da http://ogo.noblogs.org/

scarica il pdf >>


Interruzione di gravidanza: cosa fare, quando e dove


L'anticoncezionale non ha funzionato, il preservativo si è rotto... oppure nessuno/a ti ha mai dato informazioni corrette ed esaurienti su come funziona il tuo corpo e su come è possibile evitare di rimanere incinte.
In ogni caso solo tu hai il diritto di decidere se hai le risorse affettive, psicologiche ed economiche per diventare madre oppure no. Se non sai cosa fare, puoi trovare aiuto e supporto nei consultori pubblici, negli spazi autogestiti dalle donne, nei consultori privati laici. Qui di seguito alcune indicazioni.

Quanto tempo hai per decidere
L'interruzione volontaria di gravidanza è consentita dalla legge 194 entro i primi novanta giorni, periodo che viene calcolato a far data dalle ultime mestruazioni. Sapere questo è molto importante: di solito, quando ci si accorge di essere incinte sono già passate almeno 5 o 6 settimane dall'ultimo ciclo, bisogna inoltre tenere conto che la legge 194 impone 7 giorni di "riflessione" dalla data del certificato medico a quando ci si potrà presentare in ospedale per l'intervento, quindi in realtà ci sono solo 5/6 settimane di tempo utile per decidere cosa fare.

Oltre la 12ma settimana si può ricorrere all'aborto terapeutico solo se la gravidanza o il parto comportano un grave pericolo per la vita della donna o quando sono accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

A chi rivolgersi
Per ottenere il certificato per l'interruzione di gravidanza puoi rivolgerti gratuitamente presso i consultori familiari pubblici (qui info sui consultori milanesi), presso un ospedale, oppure presso un medico di tua scelta. Porta con te un documento, la tessera sanitaria e, nel caso il medico a cui ti rivolgi non sia un ginecologo, il test di gravidanza(*) eseguito presso una farmacia o un laboratorio analisi.
E' sempre bene verificare in anticipo che il medico con cui si avrà il colloquio non sia obiettore di coscienza (*) altrimenti si rischia di perdere altro tempo prezioso.
Se vuoi puoi recarti al colloquio col tuo partner, ma non sei tenuta a farlo e nessuno può importi che lui sia presente.
Il medico è tenuto a verificare con te i motivi che ti portano ad interrompere la gravidanza nel rispetto della tua dignità, libertà e riservatezza, e a fornirti indicazioni sugli aiuti e i supporti di carattere sociale ed economico a cui hai diritto nel caso tu decida di non abortire.

Se sei minorenne
La legge ti consente di interrompere una gravidanza indesiderata anche se sei minorenne, previo il consenso di entrambi i tuoi genitori. Se per vari motivi non è opportuno coinvolgerli, o sono contrari, il medico, entro sette giorni dalla tua richiesta, inoltrerà al giudice tutelare competente una relazione, corredata del proprio parere. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, fisserà un colloquio con te e tenuto conto della tua volontà, delle tue ragioni e della relazione del medico, può autorizzarti, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza. Ricordati che nessuno è tenuto ad informare i tuoi genitori della tua decisione.

Se sei straniera
La legge prevede che tu possa interrompere la gravidanza anche se non hai il permesso di soggiorno, nessuno potrà segnalarti alla polizia o trattenerti.
Ricordati che puoi accedere ai consultori pubblici e agli ospedali per ottenere il certificato e richiedere l'intervento anche se non hai la tessera sanitaria.

L'iter burocratico
Il medico rilascia un certificato, che deve essere firmato anche dalla donna, con l'invito a "soprassedere" per sette giorni, trascorso questo tempo ci si può rivolgere presso un ospedale pubblico o convenzionato per richiedere l'interruzione di gravidanza, in caso di urgenza il medico può rilasciare un certificato che permette di rivolgersi direttamente all'ospedale senza che siano trascorsi i 7 giorni. E' molto importante che il certificato(*) venga compilato correttamente per evitare che venga rifiutato dall'ospedale.
Scarica il Fac Simile della richiesta di IVG, per verificare tutte le informazioni necessarie.
In ospedale verranno fissati gli esami di routine e la data per l'intervento che solitamente viene eseguito in regime di day hospital e in genere con anestesia locale. In alcuni ospedali per eseguire gli esami è necessario tornare due o tre volte, quindi se hai problemi ad assentarti dal lavoro o da scuola informati prima.
I nominativi delle donne che ricorrono all'interruzione di gravidanza non possono essere divulgati o resi pubblici, anche le relazioni che i medici e gli ospedali, per legge, devono far pervenire all'autorità sanitaria provinciale, non devono fare menzione dell'identità della donna.

TEST DI GRAVIDANZA E' importante avere un test di gravidanza "stampato", contenente il tuo nome e cognome, da poter esibire al medico, per cui rivolgiti ad un laboratorio analisi oppure ad una farmacia che svolge questo servizio. Alcune farmacie restituiscono l'esito in un paio d'ore, altre dopo uno o due giorni. Per il test basta raccogliere un po' della prima pipì della mattina in un barattolino pulito.

OBIETTORE DI COSCIENZA La legge 194 consente ai medici contrari all'aborto di "rifiutarsi di svolgere le procedure e le attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza", quindi un medico obiettore non ti rilascerà il certificato per l'IVG. Anche in ospedale potrai trovare medici e personale paramedico obiettore, in alcuni ospedali la percentuale di obiettori è molto alta e questo causa dei tempi di attesa molto lunghi, per cui ti consigliamo di informarti prima di scegliere presso quale ospedale richiedere l'intervento. Ricordati che l'obiezione di coscienza non esonera il personale dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento. Se riscontri degli abusi in questo senso o gravi disservizi causati dalla presenza di personale obiettore, segnalaceli (no_obiettori@autistiche.org).

CERTIFICATO PER LA RICHIESTA DI IVG Controlla che siano indicati la data di rilascio, il tuo nome e cognome, la data delle ultime mestruazioni, le formulazioni di legge (x es. "Espletate le procedure previste ai sensi dell'art. 5 L 194/78 si ritiene che sussistano le circostanze di cui all'articolo 4, per cui, trascorsi sette giorni dalla data del presente certificato, la richiedente potrà presentarsi in una delle sedi autorizzate per effettuare l'intervento").

giovedì 1 maggio 2008

Loro hanno trovato il modo di farli stare "sù dé dòss"

Letto su http://femminismo-a-sud.noblogs.org/

L'autodifesa delle donne indiane si chiama "Pink Gang"

La strepitosa Sèverine (grazie!) ci segnala l'esistenza di queste donne straordinarie e condivide con noi la traduzione dal francese di due articoli che parlano della Pink Gang. Ci segnala anche un altro articolo in inglese. Nell'India in cui le donne vengono massacrate in ogni modo possibile c'e' chi ha smesso di aspettare gli "aiuti umanitari" e ha pensato bene di iniziare a difendersi con le bastonate. Si chiamano Pink Gang e sono numerose. Buona lettura!

Donne indiane che lottano per i diritti delle donne

Di Polly Dunbar


Si vestono con sari rosa confetto, ma la loro fama è lontana dall’essere tenera. Sono le giustiziere rosa, un gruppo deciso ad estirpare la corruzione delle forze di polizia e ad applicare una giustizia spietata ai colpevoli di violenza domestica o sessuale.

Agiscono nello stato di Uttar Pradesh, nel nord dell’India. Hanno scelto il rosa come simbolo della loro lotta e possono contare tra di loro centinaia di militanti. Sono armate di lathi – bastoni tradizionali – che servono a picchiare gli uomini che sono stati violenti con le loro mogli o le hanno abbandonate, e anche a pestare i poliziotti che hanno rifiutato di registrare denuncie di stupro.

Il gruppo, formato due anni fa, è riuscito, nonostante le sue membre siano originarie delle caste più basse della società indiana, a denunciare le malversazioni dei politici corrotti. Dalla sua creazione, la Pink Gang, come si autonominano, ha subito una serie di accuse criminali, ma tengono duro e resistono alle minacce.

“Nessun* ci viene ad aiutare in questa regione” dice Sampat Pal Devi, 47 anni, fondatrice del gruppo che da alle altre donne lezioni di combattimento. “La polizia e i funzionari sono così corrotti e anti-pover* che dobbiamo noi fare applicare la legge. In altri momenti, ricopriamo di vergogna chi si comporta male. Ma non siamo una gang nel senso abituale del termine. Siamo una gang per la giustizia. Indossiamo il rosa perché è il colore della vita.”

La Pink Gang è basata nella zona di Banda, una delle parti più povere d’Uttar Pradesh e le donne guadagnano pian pianino il rispetto dei funzionari locali reticenti. Più del 20 % della popolazione di Banda sono “intoccabili”, la casta più bassa. Le donne sono le prime vittime della povertà e della discriminazione in una società feudale dominata dagli uomini e sottomessa alle caste superiori. Quasi tutte le Pink giustiziere vivono in capanne di fango e di mattoni, senza acqua corrente, senza elettricità, e sopravvivono con meno di 50 pence (0,75 euro al giorno).

Aarti Devi, 25 anni, dice: “Da sola non ho nessun diritto, ma insieme, come gruppo di Gulabi, abbiamo potere.”
“Quando vado a prendere l’acqua, la gente delle caste superiori mi picchiano, mi dicono che non ho il diritto di bere la stessa acqua di loro. Ma quando siamo in banda, ci temono e ci lasciano tranquille.”

“Sei mesi fa, una donna è stata stuprata e siamo andate con lei al commissariato di polizia. All’inizio, i capi hanno rifiutato di prendere la denuncia, ma insieme, siamo riuscite a costringere la polizia ad agire. Abbiamo trascinato l’ufficiale di polizia fuori dal commissariato e l’abbiamo picchiato con i nostri bastoni.”

La gang riceve sempre più sostegno dagli uomini. “Mio padre è un membro della banda di Gulabi” dice Aarti. “Non siamo contro gli uomini. Siamo per l’uguaglianza dei diritti per tutt* e contro chi non la accetta.”

Sampat, una madre di 5 figli*, sposata all’età di nove anni, è diventata una celebrità locale. Orgogliosissima del suo lavoro, dice: “Abbiamo impedito che le donne vengano violentate e abbiamo mandato le ragazze a scuola. La violenza contro le donne e lo stupro sono molto comuni qui. Allora proviamo ad educarle perché conoscano i loro diritti.

In caso di violenza domestica, andiamo a parlare al marito per spiegargli che ha torto. Se rifiuta di ascoltare, facciamo uscire la moglie e picchiamo lui. Se necessario, lo picchiamo in pubblico per farlo vergognare. Gli uomini sono abituati a credere che le leggi si applicano solo a loro, ma noi usiamo la forza per farsi che questo cambi totalmente.”

L’anno scorso, dopo aver ricevuto denunce perché un negozio statale non dava il cibo che sono tenuti a distribuire gratuitamente ai/alle pover*, la gang ha iniziato a sorvegliare il proprietario e suo figlio. Una notte, hanno visto due camion carichi di grano sulla strada del mercato, dove il proprietario del negozio pensava di venderlo e tenersi i soldi. La Pink Gang ha fatto pressione sull’amministrazione locale perché sequestrassero il grano e ha controllato che il grano fosse poi correttamente distribuito.

Fonte: dailymail.co.uk
19 gennaio 2008

Giustiziere in sari

Neeta Lal

Di fronte all’inazione delle autorità e alla violenza quotidiana che subiscono, donne prendono le armi e il loro destino in mano. Il sito di informazione Asia Sentinel, basato a Hong Kong ha incornato queste “Robin Hood” di un altro genere.

Il distretto di Banda, nello stato di Uttar Pradesh (a nord del paese), uno dei meno sviluppati dell’India, fa parlare di sé. È in questa regione che agiscono la Pink Gang (gang rosa), un gruppo di 200 donne che si presentano come le eredi di Robin Hood, Non esitano a rispondere alla violenza con la violenza. Puniscono gli omicidi di spose fatti a volte anche da suocere, le violenze dei mariti, e anche la corruzione o l’incapacità degli eletti.

Queste donne esuberanti e intrepidi, riconoscibili dai loro sari rosa, sono le nemiche numero uno dei mariti violenti e dei funzionari incompetenti. Avendo personalmente subito violenze sessuali, vanno a caccia di stupratori e mariti indegni, fanno la morale ai malfattori e invadono i posti di polizia per rimproverare gli agenti che non fanno il loro lavoro. Creato nel 2006 da Sampat Pal Devi, una donne di 45 anni costretta a sposarsi all’età di 9 anni e diventata madre quattro anni dopo, questo gruppo agisce come una banda di giustiziere nella zona senza diritto che è Banda.

“Qui, nessun* viene ad aiutarci. I funzionari e la polizia sono corrotti e ostili ai/alle pover*, Così, siamo a volte costrette a far rispettare noi la legge. Siamo una banda di giustiziere, no nuna gang” ha recentemente dichiarato la fondatrice del Pink Gang. Stanca della corruzione del sistema e le discriminazioni sociali di cui si rendono colpevoli le autorità (soprattutto nei confronti di donne, caste basse e intoccabili), Sampat Pal Devi ha deciso di passare all’azione dopo aver saputo che sua sorella era stata trascinata dai capelli nel cortile di casa sua dal marito alcolista.

Volendo “dare una lezione agli uomini colpevoli”, ha radunato donne del suo quartiere; il gruppo armato di bastoni, sbarre di ferro e una mazza da cricket, è andato a trovare il cognato, l’ha inseguito fino al campo di canna da zucchero e riempito di botte. Alcune azioni sono un successo. Ad esempio, il gruppo è riuscito a riportare a casa dei propri mariti undici ragazze che erano state buttate fuori di casa dalla suocera per dote non sufficiente.

In generale, gli indicatori di sviluppo umano del distretto sono bassissimi. Il tasso di alfabetizzazione delle donne giunge solo il 23,9% contro 50,4% per gli uomini; il ratio uomini/donne è di 846 donne per 1000 uomini, mentre la media dello stato è di 879 (a livello internazionale, il rapporto è inverso: 105 femmine per 100 maschi).

La violenza coniugale è una strage, l’arretratezza delle donne è rinforzata dal peso del sistema delle caste. Ma la Pink Gang se la prende non solo con mariti che maltrattano le mogli perché non riescono a dar loro figli, ma anche con i funzionari che si arricchiscono vendendo al mercato nero cereali sovvenzionati dallo stato e normalmente destinati ai/alle più pover*.

Mentre le risorse naturali del distretto potrebbero normalmente garantire mezzi di sussistenza a tutté gli/le abitanti, vengono saccheggiate da un piccolo numero di loro in totale impunità perché le autorità locali chiudono gli occhi su queste pratiche. In alcuni villaggi, i/le contadin* non vengono nemmeno pagat* e ricevono solo un chilo di cereali al giorno di lavoro. E il numero di lavoratori/trici ridotte alla schiavitù è altissimo.

Secondo alcuni sociologi, l’unica speranza per questa parte della popolazione spogliata e disprezzata sta nei movimenti collettivi come la Pink Gang. Anche se il gruppo non ha una sede, le sue membre si riuniscono regolarmente a casa della fondatrice per discutere dei casi da trattare e della strategia da adottare.

L’apparizione di una milizia di donne nel distretto di Banda è il sintomo di gravi problemi sociali che attraversano la società indiana. “Quando gli eletti rifiutano di rispondere alle richieste dei/delle cittadin* ordinari” osserva Prerna Purohit, sociologo di New Delhi, “quest* non hanno altra scelta che prendere le cose in mano per se stess*. È un colpo di intimazione per il governo della più grande democrazia del mondo.”

Neeta Lal
Asia Sentinel
Le courrier international
1 febbraio 2008

...gli spagnoli lo fanno meglio

Giusto per sapere cosa succede all'estero mentre qui siamo ancora "se sei precaria sposa un miliardario"...
Pillow

Approvata all’unanimità la legge contro la violenza di genere
Catalunya: sradicare la violenza machista è un diritto delle donne

Redazione
stampa
Il parlamento catalano ha approvato all’unanimità la legge dei diritti delle donne a sradicare la violenza machista, che riconosce il diritto delle donne ad una efficace protezione e all’assistenza sanitaria ed economica.
Uno degli aspetti più innovativi della nuova Legge è la creazione di un fondo di garanzia per la copertura degli assegni familiari stabiliti dai giudici al momento della separazione ma non onorati dagli ex coniugi. Il fondo è stato finanziato con 24 milioni di euro per il 2008.
La legge impegna inoltre la Generalita catalana (il governo regionale autonomo) alla creazione di una rete di recupero integrale delle donne vittime di violenza.

La consigliera di Esquerra republicana Carme Capdevila ha sottolineato che la legge è parte della “concettualizzazione della violenza machista”, intesa come violenza fisica, sessuale, economica e psicologica, contro le . donne “manifestazione della discriminazione e della situazione di diseguaglianza” all’interno di un “sistema di relazioni di potere degli uomini sulle donne”.

Capdevila ha evidenziato come la legge, stabilendo la creazione di una rete di sostegno integrale, suppone un avanzamento importante anche per quanto riguarda l’individuazione di strumenti ad hoc contro la violenza di genere.
Inoltre, aggiunge la consigliera, la legge prevede delle misure specifiche per facilitare l’assegnazione di case alle vittime e sostegni per quanto riguarda la formazione professionale e scolastica (beneficio quest’ultimo esteso anche ai/alle figli/figlie) ma soprattuto prevede che la genralit catalana si possa costituire come parte civile nei processi per femminicidio o lesioni gravi.

La legge è stata approvata da tutti i gruppi presenti alla Camera Catalana, compreso il Partido Popular che, per voce della sua rappresentante Montserrat Nebrera, ha criticato la legge ritenendola troppo interventista ed ha auspicato che in futuro si applichino a pieno le leggi esistenti anziché continuare a farne di nuove.
Di parere simile il deputato Antonio Robles, che ha affermato che “non sempre il machismo può essere definito violenza”, dichiarando di “appoggiare la legge nonostante la sua scarsa universalità e l’abuso dell’ideologia più conservatrice del femminismo”.

Sicuramente sull’approvazione della legge, il cui dibattimento è stato seguito da numerosi gruppi femministi, ha influito positivamente l’ampio accogliemento dei molti emendamenti presentati dall’opposizione.

Da parte sua la Presidente dell’Institut Català de les Dones (ICD) ha evidenziato come la nuova legge sia la conseguenza di una vecchia domanda della società civile davanti alla piaga della violenza machista. In questo paese “le donne hanno il diritto di vivere senza violenza e anche gli uomini” ha concluso.

Traduzione di Cristina Papa
Fonte: www.redfeminista.org

1° MAGGIO


Buona festa delle Lavoratrici!!